Poliritmia e polimetria nella musica classica e jazz

Poliritmia e polimetria nella musica classica e jazz

pubblicato Ottobre 9, 2013

 

Innanzitutto il ritmo è il susseguirsi di una serie di accenti con una periodica regolarità oppure possiamo dire,  il succedersi ordinato nel tempo di forme in movimento.

Ritmi presenti in natura:
• La respirazione
• Il modo di camminare
• L’alternarsi del giorno e della notte
• Il ciclo delle stagioni
• Il movimento delle onde del mare
• Il battito del cuore
Ecc….

 Esso è basato sulla suddivisione del tempo in forme e misure variabili, talvolta regolari e simmetriche altre volte irregolari e asimmetriche.
Il ritmo è quindi un movimento che si ripete regolarmente (per esempio  un orologio a pendolo).
Qualsiasi movimento che non si ripeta regolarmente può essere detto come aritmico.

L’aspetto ritmico della musica, che è strettamente collegato alla danza, è molto antico, forse
il più antico in assoluto: non a caso i tamburi e altri strumenti a percussione, che essendo a suono
indeterminato, possono produrre solo ritmi, sono i primi strumenti musicali conosciuti, e sono presenti anche presso le culture più primitive. Questo è indubbiamente dovuto al fatto che suoni ritmici (il tamburellare delle gocce di pioggia, lo scrosciare di un ruscello, il canto degli uccelli) sono presenti in natura e ben si prestano ad essere imitati.

Il ritmo è definito come una successione di accenti, intendendo con accento il maggior rilievo
(variazione di intensità o di enfasi) che alcuni suoni hanno rispetto ad altri nell’ambito di un brano o
una frase musicale.
 Avremo allora suoni più accentati (accento forte), meno accentati (accento debole)
o non accentati.

La sequenza degli accenti di un brano musicale tende normalmente a ripetersi a intervalli regolari ed è questa ripetizione che viene chiamata ritmo del brano.
La più breve sequenza non periodica (quella che viene ripetuta) viene anche chiamata cellula ritmica.
L’accentuazione dei suoni di un brano musicale può anche avere altre funzioni, e gli accenti vengono così distinti in diverse tipologie:  accento metrico, ritmico, dinamico,  melodico o patetico.
 

Per affrontare  la poliritmia e la polimetria desidero citare nella musica jazz, Thelonious Monk, nel quale sono evidenti le radici più profonde della musica africana inserite in una dimensione fortemente innovativa che lo rendono ancora oggi un autore imprescindibile per ogni musicista non solo jazz.

Proprio la musica di T. Monk è un'ottima chiave di lettura del jazz aiutandoci a capire le connessioni con l'Africa e le innovazioni africane in terra americana.

Partiamo quindi dal ritmo introducendo due concetti complessi che stanno alla base della musica africana la poliritmia e la polimetria.

 

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